ombrelloni

“In realtà, la poesia” si prende una pausa agostana – pausa attiva, di riflessione circa il già fatto e il da farsi, che è molto. Ci siamo resi conto che, rispetto agli anni passati, siamo forse stati meno presenti. Non sono stati solamente gli impegni “della vita” (chiamiamoli così) a giocare, a noi trentenni in fase di assestamento (o di precarietà consustanziale?), un tiro mancino. È che siamo immersi in una realtà veloce, distratta, e occorrerà del tempo prima che la nostra spinta poco sovraesposta diventi costruzione critica comune e anche occasione di scontro proficuo.

Settembre si aprirà con delle novità di sostanza, dall’antologia critica di Stefano Guglielmin per la collana “Visioni” alla presentazione della monografia di Silvia Morotti, passando per un ragionamento serio sulle sorti del nostro premio per la critica. Soprattutto, ritroveremo lo slancio e l’idealismo che ci hanno portato a realizzare un progetto – mi preme ribadirlo – che occupa una terra di mezzo ancora spopolata ma che vorremmo trasformare in frontiera dell’agire e del confrontarsi.

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Da qualche tempo ormai si palesa, in rete e altrove, l’esigenza di far dialogare la poesia con quella che – in mancanza di termini più precisi – chiamiamo “realtà”.È un’esigenza che ha già trovato e sta trovando ottimi canali sul web; tuttavia, noi vorremmo interrogarla da un angolo particolare, vale a dire tematizzando il binomio “poesia e realtà” nel suo intrecciarsi fitto a partire dai testi e dalle opere, rilanciando la pratica del close reading e dell’analisi testuale.I testi – compresi i macrotesti delle opere – sono infatti i grandi assenti del dibattito contemporaneo sulla poesia, dove prevalgano di gran lunga notazioni di cultura, editoria, costume letterario, spesso con un focusprimo sulla persona dell’autore anziché sulla propria scrittura (o scritture). Lungi dall’essere un ritorno a paradigmi formalizzanti, l’approccio qui proposto considera i testi e le opere al tempo stesso tanto come prodotti – diretti o indiretti – di una data situazione storica, sociale e individuale, quanto come strumenti per interpretare o cercare di comprendere la realtà in cui si collocano e/o a cui fanno riferimento. Con In realtà, la poesia non vogliamo canonizzare il contemporaneo, né privilegiare una forma di poesia o poetica o una interpretazione di realtà che ne escluda e discrimini altre.Ci piace pensare a questo progetto come a una convergenza di sguardi e sensibilità diverse, in grado di recepire la poesia come uno strumento interpretativo della realtà alternativo ai paradigmi ed al discorso dominanti, restituendole dignità e credibilità.