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I saggi di Elena Paroli e Michele Ortore riflettono su testi molto lontani nel tempo e diversi tra loro, come, rispettivamente, una “Una visita in fabbrica” (dagli Strumenti umani, del 1965) di Vittorio Sereni e la raccolta Le sostanze (Atelier 2011) di Alberto Casadei. Oltre a riflettere l’apertura dell’orizzonte critico di “In Realtà, La Poesia” verso l’analisi di opere appartenenti a temperie letterarie, culturali e politiche differenti tra loro, i due saggi enfatizzano l’estrema fungibilità critica di testi che sono, per le ragioni più disparate, esemplari: che si tratti di una peculiare visione politico-economica o di una riflessione sul linguaggio scientifico, la qualità dell’incontro con la, o le, realtà riesce, in entrambi i casi, ad esprimere una forza dirompente.

Nel caso di Sereni, in particolare, “Una visita in fabbrica” attinge alla forza, che è retorica, ma anche culturale e politica, dell’allegoria. L’uso di quest’ultima figura retorica è stato molto dibattuto nella modernità, nella post-modernità, e anche in tempi recentissimi, a proposito della narrativa italiana contemporanea. Con un gesto solo apparentemente rétro, vorremmo ricordare, a questo proposito, le parole che Pier Vincenzo Mengaldo aveva usato a proposito della poesia di Sereni, riportati anche, a conclusione del proprio intervento, da Elena Paroli: “In ogni poeta autentico avviene sempre d’imbattersi in qualche verso o brano che simboleggia in grado più evidente del solito la fisionomia stessa della sua poesia, rendendo palese quella duplicità di piani che costituisce comunque lo statuto distintivo dell’arte poetica: cioè il fatto che essa è sempre, nello stesso tempo, rappresentazione, allegoria di altro e allegoria di se stessa.”

All’interno questo duplice meccanismo allegorico – e non al di fuori, negli sterili esercizi di realismo ingenuo che sottendono a certa critica della poesia “lirica”, o “neolirica”, o anche nelle considerevoli aporie teoriche di parte della critica della poesia “sperimentale” rispetto alla realtà e al suo rapporto con il Reale lacaniano – risiede la qualità allegorica della, o delle, realtà che “In Realtà, La Poesia” intende portare sempre di più all’attenzione dei suoi lettori.

Lorenzo Mari

Lentamente ma con fermezza, il progetto e il contributo di “In realtà, la poesia” vanno avanti. Saggi e interventi che ci sembrano interessanti e lontani dalla recensione/promozione sono già in scaletta; troppi ancora ce ne vogliono per affrontare di petto (e di testo) molte questioni importanti: possibilità di futuri scandagliamenti sono, per esempio, le tendenze tematiche e stilistiche dell’ultima poesia con riferimento alle diverse generazioni e a una mappatura geo-critica credibile, un focus su temi e posizioni del soggetto che mi sembrano predominanti (oppure marginali, come esempio di resistenza) tra impeto politico, persistenza del privato e ricorso all’antropologia (oppure a temi tra scienza e biologia). E chissà quanto altro ancora.

Se c’è un modo in cui “In realtà, la poesia” vorrebbe distinguersi da altri, pur ottimi, blog letterari, è nella volontà di abbracciare uno sguardo più olistico, inter-autoriale se possibile (credo che il saggio di Francesco Giusti e il mio esprimano questa intenzione) e di accumulare spunti e analisi che potranno portare, in futuro, a un quadro meno idiosincratico sul rapporto tra poesia e realtà, a livello tanto ontologico quanto epistemologico e fenomenologico.

Vorrei allora incoraggiare tutti i i critici in ascolto a darci una mano in questo compito, magari attingendo da varie recensioni già scritte ma unendole con un filo rosso, con uno sforzo chiarificatore e una spinta più argomentativa e analitica. Restiamo allora in attesa di nuovi contributi che tengano fede all’idea dell’orizzonte critico cui crediamo aver dato inizio attraverso un progetto con standard qualitativi sempre più alti. In cambio, ci sono idee di sviluppo del progetto che stiamo vagliando, tra cui quella di un forum interno per mettere in comunicazione costante quanti hanno contribuito e contribuiranno, per incoraggiare il lavoro di squadra e il dibattito su temi specifici, non imposti verticalmente da una redazione, ma proposti orizzontalmente dai critici col fine non solo del dibattito ma dell’azione che dovrebbe seguirle.

Ci sono altre frecce non ancora scoccate, e vorremmo che colpissero dove devono: nel cuore del problema.

Davide Castiglione

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Da qualche tempo ormai si palesa, in rete e altrove, l’esigenza di far dialogare la poesia con quella che – in mancanza di termini più precisi – chiamiamo “realtà”.È un’esigenza che ha già trovato e sta trovando ottimi canali sul web; tuttavia, noi vorremmo interrogarla da un angolo particolare, vale a dire tematizzando il binomio “poesia e realtà” nel suo intrecciarsi fitto a partire dai testi e dalle opere, rilanciando la pratica del close reading e dell’analisi testuale.I testi – compresi i macrotesti delle opere – sono infatti i grandi assenti del dibattito contemporaneo sulla poesia, dove prevalgano di gran lunga notazioni di cultura, editoria, costume letterario, spesso con un focusprimo sulla persona dell’autore anziché sulla propria scrittura (o scritture). Lungi dall’essere un ritorno a paradigmi formalizzanti, l’approccio qui proposto considera i testi e le opere al tempo stesso tanto come prodotti – diretti o indiretti – di una data situazione storica, sociale e individuale, quanto come strumenti per interpretare o cercare di comprendere la realtà in cui si collocano e/o a cui fanno riferimento. Con In realtà, la poesia non vogliamo canonizzare il contemporaneo, né privilegiare una forma di poesia o poetica o una interpretazione di realtà che ne escluda e discrimini altre.Ci piace pensare a questo progetto come a una convergenza di sguardi e sensibilità diverse, in grado di recepire la poesia come uno strumento interpretativo della realtà alternativo ai paradigmi ed al discorso dominanti, restituendole dignità e credibilità.

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