CRITICA

La morte o agonia della critica è un argomento di moda nei salotti intellettuali; si presta ad analisi approfondite sul contesto sociale e tardo-capitalistico che ci circonda. Tutto ciò è bene, è talora illuminante ma… trascura un nodo centrale: la meno eroica ma in ultima istanza più utile analisi dei prodotti stessi della critica per valutarne l’effettiva salute. Pensateci – sarebbe un po’ come valutare la salute dei pazienti a partire dai piani sulla ristrutturazione degli ospedali. Quanto più intuitivo ed effettivo invece sarebbe andare a trovare il paziente di persona…

Trovare il paziente, trasformarlo in agente (nell’accezione prettamente semantica del termine) è quello che ci siamo prefissati di fare istituendo il “Premio per la Critica IRLP” – più che un premio, un progetto propositivo e a lungo termine: il primo in Italia nel suo genere, a quanto ci risulta. Ora la prima edizione si è conclusa, e possiamo ritenerci soddisfatti: diciassette saggi pervenuti, alcuni di notevole qualità; un contratto editoriale serio per la vincitrice Silvia Morotti (ne saprete a breve di più su queste pagine); l’invito a un forum web di critica; e un’attenta scheda di valutazione diramata a ciascuno dei partecipanti, un servizio gratuito per spingere i critici a migliorare i propri saggi per quella che è la nostra (variegata) sensibilità critica: orientata tanto alla filosofia (Luigi Bosco) quanto alla critica culturale (Lorenzo Mari) e alla stilistica (Michele Ortore e il sottoscritto).

Prima di commentare sui saggi ricevuti, credo sia utilissimo aprire una parentesi sul processo di valutazione degli stessi, nell’auspicio che alcuni suoi aspetti possano essere replicati, nell’interesse del rigore e della trasparenza, in altri concorsi anche al di là di “In realtà, la poesia”. Ciascuno dei coordinatori ha compilato, in totale solitudine e autonomia, una scheda di valutazione, assegnando, per ogni saggio, un punteggio da 0 a 5 a ogni parametro presente nel bando (originalità, approccio, argomentazione, verificabilità, uso fonti, linguaggio), nonché un breve giudizio scritto. La media dei voti ha portato all’identificazione di un nucleo di saggi più promettenti e robusti, sui quali poi si è discusso via Skype per decidere finalisti e vincitore. Quindi, a un processo di preselezione individuale ha fatto seguito un processo decisionale collettivo, di mediazione e ascolto delle ragioni dell’altro.

Per quanto riguarda gli esiti, credo che i limiti più evidenti dei materiali ricevuti possano essere articolati nei punti seguenti. L’augurio è da un lato quello di stimolare, in calce all’editoriale, un dibattito su alcuni aspetti della critica; dall’altro è quello di fornire indicazioni utili a chi volesse partecipare alla seconda (e imminente) edizione del bando.

  1. Sudditanza al taglio accademico. IRLP non è certo contro l’accademia; noi stessi siamo universitari, e vorremmo che IRLP costruisse un ponte fra accademia e web che sia bidirezionale – il web non come ricettore di contenuti proposti altrove, ma generatore di idee e approcci che magari filtreranno in futuro nell’università. Però c’è differenza tra un rapporto vivo, dialettico con gli approcci tradizionali “da tesi” e la completa sudditanza a tali modelli. IRLP non è un parcheggio per tesi; è l’occasione di provarsi in un tipo di critica nuovo, o quantomeno di rivedere i propri materiali di tesi sotto una luce più fresca, soprattutto meno asservita al poeta che si sta studiando. Solo così IRLP potrà dirsi generatore di approcci nuovi e innovativi, ma non ingenuamente ignari della tradizione.
  2. Asservimento all’autore trattato. Questo è il secondo limite che mi preme rilevare. Alcuni contributi, anche buoni per chiarezza e uso delle fonti, non mantengono quella distanza dall’autore che garantirebbe al critico di evidenziare pregi e difetti dell’opera, nonché di porsi a un livello paritario nei suoi confronti. Mi vengono in mente i caustici saggi di Fortini sui primi Luzi e Zanzotto – chissà che abbiano contribuito poi a smuovere questi autori di primissimo piano da un loro manierismo ermetico che Fortini, già negli anni ’40 e nei primi ’50 riteneva un vicolo cieco, dove lo sbarramento era una poetica del consolatorio.
  3. Debolezza o assenza di una tesi centrale. Questo è forse un corollario del punto di sopra. Molti saggi, anche prodotti in ambito universitario in Italia, sembrano autogiustificarsi, come se un qualsiasi sistema di riferimenti dotti, supportati da una più o meno affettata padronanza lessicale, acquistasse valore al di là di quello che effettivamente fa per il lettore. Dalla critica vorremmo coraggio, la capacità di proporre contenuti e approcci, di affrontare un nodo non risolto del rapporto tra scrittura e mondo, nell’individuare un problema e provare a risolverlo con il proprio apparato concettuale e il proprio vigore dialettico e argomentativo.
  4. Scarsità di critica tematica e comparativa. L’ambizione e l’interesse di un prodotto critico si misura, secondo me, anche nella capacità di trascendere dall’importanza del singolo autore, del nome, e magari trattare piuttosto il discorso poetico in sé – non, ovviamente, nella forma di nebulose astrazioni sul poeta dispensatore di salvezza, ma attraverso un corpo a corpo coi testi e che però non abbia necessariamente come fine ultimo la validazione o divulgazione di un autore specifico. Uno dei motivi per il quale il saggio di Silvia Morotti ci ha generalmente convinto è perché offre un quadro ampio e interessante su crepuscolarismo e futurismo. Lo fa citando fonti e mostrando certe ossessioni tematiche, certe ricorrenze figurali.
  5. Ruolo secondario dell’analisi testuale. Mentre alcuni dei saggi, su tutti quelli di Pietro Roversi e Francesco Diaco (ma anche Simone Buratti) prestano molta attenzione alla lingua poetica e hanno gli strumenti tecnici per descriverla e interpretarla, molti altri rimangono più in superficie, ignorando i termini appropriati o riportando i testi senza adeguatamente commentarli e analizzarli. Sin dalla sua fondazione, uno degli obbiettivi principali di IRLP è quello di sensibilizzare la critica, di qualunque matrice essa sia, alla datità linguistica e strutturale del testo poetico, e dunque sviluppare gli strumenti idonei per la sua analisi. Non basta, ovviamente, riportare versi nel proprio saggio per fare critica testuale, anche se senza dubbio già questa accortezza consente una verificabilità spesso assente in generi meno centrali alla critica – penso alla recensione, attualmente troppo compromessa in meccanismi pubblicitari o travestita da appunti soggettivi di lettura.

Questi cinque pilastri sono, secondo me, i punti su cui lavorare per rinvigorire la critica in Italia e – perché no? – anche fuori dall’Italia, come dimostra il saggio in spagnolo di Rosa Benéitez Andrés tradotto da Lorenzo Mari. Per la prossima edizione, ormai alle porte, vorremmo che queste riflessioni entrassero nei saggi che riceveremo; allo stesso tempo, noi ci sforzeremo di non restare prigionieri delle nostre convinzioni, ma di lasciarci sorprendere e di allargare i nostri orizzonti grazie a ciò che scriverete. Di cose nuove ne abbiamo senz’altro imparate già in questa edizione. Nelle prossime settimane pubblicheremo una scelta dei saggi del premio, e invitiamo chi già ci segue a proseguire il nostro impegno per la critica di poesia.

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Davide Castiglione è nato ad Alessandria nel 1985. Nel 2010 si è laureato all’Università di Pavia, con una tesi dal titolo Sereni traduttore di Williams. Da settembre 2011 vive a Nottingham (UK), dove conduce un dottorato di ricerca in poesia contemporanea e stilistica.  Ha vinto, nel 2008, ai concorsi «I poeti laureandi» e «Subway». Ha pubblicato la raccolta Per ogni frazione (Campanotto,  by CouponDropDown Udine 2010), segnalata al Premio ‘Lorenzo Montano’ 2011. Cura il sito personale www.castiglionedav.altervista.org, è nella redazione della rivista dopotutto  e recensisce per i siti www.criticaletteraria.org e www.giardinodeipoeti.wordpress.com. Saggi: Le cose, le cose, le cose. Le cose. Svuotamento e stallo nella poesia recente, in «In realtà, la poesia», novembre 2013 The semantics of difficult poems: Deriving a checklist of linguistic phenomena, in «Journal of Literary Semantics», 42(1), pp. 115-140, giugno 2013 Sereni e il processo traduttivo: analisi sincronica e diacronica di una versione da Williams, in «Strumenti Critici», XXVIII, 2, pp. 267-288, maggio 2013  Analisi testuali: Poem Shot, vol. 1. Traversate di testi esemplari da 15 autori italiani, in «Poesia 2.0», novembre 2013