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Che significato o funzione ha per te l’attività critica che svolgi in rete o altrove?

La critica è una disposizione volontaria del giudizio, un uscir fuori dalla gestalt del quotidiano, che impone i fatti nella loro monoliticità, per creare ramificazioni, determinare possibilità. Fare critica è cavare il ragno dal buco: destinare un tempo all’esercizio dell’interrogazione e alla ricerca di possibili risposte nei percorsi condivisi da altri attraverso le loro opere, non cercando il pelo nell’uovo, ché quella è pedanteria, ma cercando l’ago in un pagliaio con la speranza di trovare la figlia del contadino.

A quali autori o tematiche ti interessi particolarmente? Perché?

Pur avendo autori che prediligo, non ho alcun interesse specifico poiché limitare l’ambito delle proprie letture significa costruire una tesi non cercare risposte. Lo stesso vale per le tematiche, anche se preferibilmente leggo poesia, filosofia e saggistica in generale.

Quali metodi o approcci di lettura/analisi/interpretazione prediligi?

Non credo di poter affermare di avere un metodo o un approccio interpretativo definito. Non nasco “critico”: il mio background culturale non ha nulla a che vedere con la critica né con la letteratura o l’arte in genere, e nella vita mi dedico a tutt’altro. Semplicemente, parlo di un’opera solo se dopo averla letta ritengo di essere differente. È un modo per individuare formalmente questa differenza e, allo stesso tempo, condividerla con gli altri. Tendenzialmente prediligo un approccio “filosofico” con digressioni sociopolitiche e psicologiche, dovute più ad una mia necessità ed ai miei limiti culturali che ad una vera e propria scelta.

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Luigi Bosco, pugliese, classe 1982. Dopo la Laurea in Psicologia ottenuta presso l’Università degli Studi di Bologna, ha vissuto a New York, Boston e Londra. Attualmente risiede a Madrid dove lavora, cercando nel frattempo di dottorarsi in Psicoanalisi e Filosofia della cultura senza grossi successi. Nel 2010 ha fondato Poesia 2.0. Scrive e, soprattutto, legge, senza pretese.